Fitoterapia - eft-liguria

La fitoterapia è antica quanto l’uomo!
Per risolvere i suoi mali, anche l’uomo antico faceva ricorso agli alberi e alle piante che gli venivano generosamente offerti dalla natura. 
Nelle tavolette di argilla della cultura assiro-babilonese e nei geroglifici dell’antica civiltà egizia si ritrovano con abbondanza citazioni e veri e propri trattati sull’impiego delle piante officinali.
 
Le piante usate in fitoterapia sono dette officinali poiché in passato, specialmente nel periodo medioevale, esse venivano trasformate nei laboratori galenici, chiamati “officine galeniche”, dove si lavoravano non solo piante ma anche sostanze minerali e animali.
 
Attualmente, l’opportunità di isolare i principi attivi (principio attivo = molecola farmacologicamente attiva in grado di apportare modifiche STRUTTURALI e FUNZIONALI a cellule, tessuti, organi vegetali e animali) più importanti delle piante ha fatto pensare alla possibilità di trasformare in farmaci di sintesi l’enorme ricchezza fitoterapia presente in natura.
 
La fitoterapia non usa solo principi attivi isolati, ma usa la pianta nel suo insieme e cioè il fitocomplesso.
Quest’ultimi vanno intesi come un’unica entità biochimica, complessa e polimorfa che rappresenta l’unità farmacologia integrale della pianta medicinale.
 
Infatti i suoi costituenti considerati separatamente mostrano qualità biologiche modificate, ridotte o aumentate, comunque diverse da quelle che possiedono nell’ambito della pianta “in toto”.

Il principio attivo purificato non può usufruire cioè di quella sinergia con gli altri componenti del fitocomplesso i quali ne modulano la solubilità, l’assorbimento, l’attività farmacologia e la tossicità.
 
È facile quindi comprendere che l’efficacia terapeutica della pianta medicinale non è il principio attivo, bensì un insieme di sostanze conosciute e sconosciute (fitocomplesso) che, in sinergia tra di loro, concorrono al raggiungimento del miglior risultato terapeutico.